Magico Marocco

 INCIPIT

Il rollio della macchina, appena percettibile, mi culla dolcemente.

Anche se quando viaggio mi sembra un sacrilegio ammettere di avvertire stanchezza (perchè io devo sempre: vedere/toccare/osservare/camminare/conoscere/esplorare/capire/innamorarmi dei posti, il tutto senza sosta e in modo un po’ compulsivo ma fa parte del mio carattere e allora che ci posso fare…), ora devo proprio dirlo: ho una tremenda necessità di riposare, molto più di quanto abbia fatto negli ultimi giorni.

Reclino la testa all’indietro e socchiudo gli occhi mentre si disperdono nell’aere le note di una delle mie canzoni preferite, regalandomi un gradevolissimo sottofondo musicale; me le immagino volteggianti e felici dentro l’abitacolo dell’auto, quasi consapevoli della loro enorme capacità di rilassarmi; raggiungono dolcemente le mie orecchie durante l’assolato pomeriggio di questo penultimo giorno di esplorazione in terra nord africana, avventura che mi ha dato la possibilità di conoscere un Magico Marocco.

L’inquietudine che oggi mi attanaglia il cuore non è altro che il leitmotiv dei miei viaggi, la mia fida compagna di vita; è fin troppo nota a mio marito, che ogni tanto scorgo  con la coda dell’occhio gettarmi qualche occhiatina ironica e divertita, mentre abbozza un sorriso a metà tra il serio e il faceto.

Posso leggergli nel pensiero, so che sta pensando: “Sei sempre la solita, non cambierai mai… nemmeno con gli anni che passano!”.

Beh, ad onor del vero credo proprio abbia ragione…

Non guarirò mai dalla mia malattia, dal mio “wanderlust”; il perenne desiderio di stare ovunque tranne che a casa, di essere in giro per il mondo, arenata in qualche parte del pianeta alla scoperta di luoghi sempre nuovi (in linea di massima non amo tornare dove sono già stata…).

E proprio questa incontrastabile voglia, quando i miei viaggi sono ormai agli sgoccioli, ha il potere di trascinarmi in un vortice di malinconia mista a tristezza dal quale tuttavia, con l’esperienza e con una buona dose di forza di volontà, puntualmente ho imparato ad uscire; così non riesce più a rovinarmi gli ultimi scampoli di vacanza (come accadeva invece fino a qualche tempo fa quando, ancora giovincella mi ritrovavo in rotta verso casa con la valigia piena di souvenir, i documenti in mano e le lacrime agli occhi di fronte al banco del check-in).

La macchina ha un’andatura moderata; la guida marocchina contattata tanti mesi fa, quando questo viaggio era solo un piccolo pensiero nella mia mente e la morsa del freddo abbracciava ancora – seppur mai troppo vigorosamente- la mia città, non ama correre, ci spiega che le multe sono salate e i posti di blocco numerosi.

Percorriamo la Route 207 che collega Essaouira a Marrakech ed io me ne sto comodamente appoggiata al morbido schienale di pelle beige del grande veicolo scuro.

Lascio andare il mio sguardo fuori dal finestrino e immediatamente le sinapsi del mio cervello mi rimandano immagini desertiche, sprazzi di civiltà delimitati qua e

Magico Marocco

La lunga e desertica strada che collega Marrakech ad Essaouira, rallegrata ogni tanto dal passaggio di pastori e asinelli

là da villaggi di terra e fango; bambini poveri, scalzi e sporchi che giocano con un pallone da calcio che deve avere sicuramente conosciuto tempi migliori; ragazzini che per trovare forse un po’ di refrigerio dalla calura marocchina (siamo a giugno e il termometro segna 43 gradi della scala Celsius) si tuffano in vasconi pieni d’acqua posti lungo la carreggiata, destinati più all’abbeveraggio degli animali che al loro improbabile gioco… e all’improvviso un brivido mi fa accapponare la pelle, al pensiero della totale mancanza di igiene che ancora regna in tante parti del mondo.

Poi però, un ricordo piacevole e divertente -di quelli che restano per sempre impressi nella mente di chi viaggia- fa capolino nella mia testa.

Quella zona desertica che adesso mi circonda e che ricongiunge il profondo entroterra marocchino alla frizzante aria oceanica mi ha regalato, il giorno dell’arrivo, anche un paio di momenti veramente gradevoli.

Un “albero di capre”, come lo chiamo ironicamente, avvistato durante il trasferimento effettuato in senso inverso -da Marrakech ad Essaouira- e compiuto 2 giorni

Magico Marocco

Albero di Argan letteralmente “posseduto” da decine di caprette…E le mie bimbe strabiliate!

prima, ha fatto la gioia delle mie bimbe, inteneritesi nell’accarezzare quelle più piccole e divertitesi come matte a contare le più anziane e coraggiose, salite sopra i piì alti rami dell’albero di Argan più famoso del Marocco; ma ha fatto anche la mia gioia, grazie a tutte le foto che ho potuto scattare.

E poi la scoperta della Cooperativa Femminile Marocchina “Assous Argane”, il cui lavoro consiste nelle operazioni di raccolta, pulitura e lavorazione dei semi dell’albero di Argan, dal quale poi si otterranno prodotti alimentari naturali, olii, creme e vari unguenti per la cosmesi del viso e del corpo.

Ho avuto la possibilità di conoscere alcune delle innumerevoli donne che si occupano di tutto questo e ne sono rimasta profondamente colpita.

Alla Cooperativa Assous Argane

Alla Cooperativa Assous Argane

Per certi versi alcuni elementi di questa regione del Nord Africa mi rimandano immediatamente alla mia Sardegna, nonostante tutti gli sforzi fatti per schivarne la comparazione: alcune zone aride e brulle sono così simili a quelle del Medio Campidano che ogni tanto attraverso spingendomi su fino al Nord Sardegna… poi il caldo incessante e a tratti veramente fastidioso… e adesso anche le caprette, anche se quelle sarde non sono coraggiose quanto quelle marocchine, si arrampicano sì… ma fino ad un certo punto!

Archiviato questo ricordo, posso in tutta onestà dire che durante questi ultimi 10 giorni ho sicuramente avuto modo di conoscere un Paese profondamente diverso dal mio, ricco di contrasti, di mille sfaccettature che colpiscono il cuore e l’anima di chi vi si avventura, soprattutto a mente sgombra e senza pregiudizi.

Penso al fasto dei Riad privati, delle ville, degli alberghi, dei palazzi visti a Marrakech e per contro vedo la miseria che avvolge come un fitto manto di impalpabile nebbia tantissime zone della Medina, con le sue centinaia di tetti in eternit e le sue altrettante parabole; penso ai commercianti talmente disperati al punto di umiliarsi e implorarti di acquistare qualsiasi cosa: perchè nonostante se ne dicano tante sulla prepotenza che regna nei Souk, la maggior parte

Magico Marocco

Quartiere ebraico: artigiano ci mostra la lavorazione dei suoi prodotti in legno

dei negozianti è perfettamente consapevole del fatto che non dovrebbe comportarsi così. Eppure continua ad assalire i turisti perchè è costretta a farlo e perchè magari ha una famiglia da sfamare.

Solo nella Mellah, il quartiere ebraico, si respira un’aria diversa: più serena, meno assillante; i commercianti ebrei di Marrakech non assalgono il turista, lo lasciano libero di guardare, di toccare e di decidere; nei loro occhi ho sempre letto una compostezza, un senso del pudore parecchio consistenti che non lasciano spazio al fastidioso comportamento onnipresente nei souk adiacenti alla P.zza Jema-El-Fna.

Là ti guardano, ti trascinano dentro alle loro bottegucce, cercano di convincerti a comprare qualsiasi oggetto e alla fine se ti mostri sicuro di te e testardo quanto loro, tutta l’aggressività mostrata all’inizio si dissolve come neve al sole e quasi ti implorano di non andare via a mani vuote.

Così capita di ritrovarsi non si sa come di nuovo in albergo, con una busta zeppa di stupende scatole di madreperla o di legno di cedro ricche di splendidi intarsi e pagate una fesseria… e allora gli animi più sensibili si ripromettono dall’indomani di non stare più tanto a mercanteggiare…

Magico Marocco

Scatole e scatoline per tutti i gusti e per tutte le tasche nel Souk di P.zza Jema-El-Fna

In questo Paese la profondamente errata distribuzione della ricchezza salta immediatamente e dolorosamente agli occhi e lo fa in modo così drastico, così inquietante e allarmante da provocare una fitta al cuore, portando l’anima a riflettere su quali siano le cose veramente importanti della vita.

PERCHE’ IL MAROCCO E NON (AD ESEMPIO), DUBAI

Perchè ora come ora non mi interessa tanto visitare città zeppe di grattacieli (vedi New York), di lusso, opulenza e cemento, quanto esplorare realmente un Paese diverso dal mio nel quale esiste ancora molta verità e semplicità, un luogo nel quale riuscire a toccare con mano realtà agli antipodi rispetto a quella occidentale… ma viaggiare è viaggiare ed io adoro farlo, perciò non mancherò sicuramente di visitare anche gli Emirati Arabi che dalle foto viste sul web paiono una meta nella quale recarsi almeno una volta nella vita!

In tanti prima di partire ci avevano preso per matti perché “non è il momento giusto, con tutto quello che sta succedendo”… “Non siete soli, avete le bambine, fatelo per loro… andate da qualche altra parte”…

Ma noi come al solito, assetati come siamo di bellezza e di conoscenza non ci siamo persi d’animo, entrambi desideravamo da tanto tempo visitare questa terra; perciò, considerando che si trattava di un mio regalo per l’anniversario di matrimonio (mio marito ed io ci siamo sposati ai primi di giugno) pensato tantissimi mesi prima (esattamente a settembre 2015, appena rientrata dal precedente viaggio in Svezia)… non ci restava che partire!

Quindi ci siamo buttati a capofitto e a cuor leggero in questa nuova avventura, dopo aver ricordato a tutti che il Marocco non è un Paese fondamentalista, che Marrakech vanta addirittura un sindaco donna, Fatima Zahra Mansour, avvocato (e non avvocata né sindaca per carità… sono fortemente contraria agli estremismi della lotta di genere), molto vicina alle posizioni del giovane re del Marocco, Mohammed VI (diretto discendente del Profeta Maometto) che da anni tenta di impedire la diffusione del radicalismo religioso e che ha recentemente introdotto un nuovo Codice di Famiglia volto a riconoscere l’eguaglianza tra uomo e donna (anche se tra il dire e il fare c’è sempre di mezzo il mare, perchè un conto è il diritto e un altro è il suo esercizio).

Così, armati di valigie -tante- nonostante gli annuali buoni propositi sul viaggiare leggeri (come al solito sconfessati dieci giorni prima della partenza) e dopo avere trascorso qualche giorno nella nostra adorata capitale (necessario a prendere la coincidenza aerea per l’aereoporto di Marrakech El-Menara), eccoci finalmente in terra marocchina.

ROMA-MARRAKECH… ARRIVIAMO!

L’aereo è atterrato in ritardo di quasi un’ora, ci fa notare la nostra guida berbera, che nonostante abbia dovuto attenderci per lungo tempo non mostra segni di stanchezza e ci accoglie con un bel sorriso e una vigorosa stretta di mano.

Io penso subito che nonostante la lunga attesa a Roma in aereoporto, le ore di volo e il fuso orario (pur di un’ora sola), le bambine hanno dimostrato per l’ennesima volta di essere ormai pratiche di trasferimenti, di aerei e di qualsiasi altra cosa sia “viaggio”; sono veramente orgogliosa di loro!

Il Ramadan inizierà da lì a qualche giorno così, dopo avere esaurito i convenevoli di rito, la guida e mio marito ne approfittano subito per fumarsi una sigaretta o per prendersi -come dico sempre io ironicamente- una bella boccata di aereosol al tabacco.

L’auto sulla quale saliamo non delude le nostre aspettative (anche se l’avevo vista solo in foto) e anche se gli inganni on-line sono ormai all’ordine del giorno; è comoda proprio come me l’aspettavo ed è dotata di wi-fi, cosa da non sottovalutare per chi come noi ha in programma molti spostamenti in lungo e in largo attraverso zone del Marocco nelle quali non giunge bene il segnale della nostra compagnia telefonica.

L’abitacolo è fresco, non oso abbassare il finestrino, fuori ci sono ben 40°C!

Facciamo subito tappa verso il nostro albergo che si trova in una zona residenziale fuori dalla Medina; scelta niente affatto casuale, reclamata a gran

Magico Marocco

In albergo, in attesa della preparazione del tea marocchino

voce dalla nostra esigenza di avere una zona piscina attrezzata con giochi per bambini, scivoli e quant’altro possa essere necessario a rendere questo viaggio una vera e propria vacanza anche per le nostre figlie; sono piccole e in un Riad non saprebbero proprio che fare… anche se poi l’esperienza riadina la proveremo ugualmente, pur solo per un paio di giorni, quando andremo a visitare Essaouira, un piccolo villaggio di pescatori posto a circa 180 km da Marrakech, sulla Costa Atlantica.

 Ed è proprio da qui che sono iniziate le prime righe del mio racconto: dalla strada di ritorno verso Marrakech, dopo aver trascorso 2 giorni ad Essaouira, la città più ventosa che abbia mai visitato durante gli ultimi 15 anni di viaggi!

Magico Marocco

Nell’enorme parco interno dell’albergo, persa tra mille colori e profumi

Magico Marocco

Col mio caftano color prugna con dettagli dorati, quasi quasi mi sento un po’ marocchina anch’io!

ESSAOUIRA

Prima di partire, durante la fase organizzativa del viaggio, avevo letto che Essaouira è battuta da un forte e incessante vento per circa 360 giorni su 365, questo è

Magico Marocco

Essaouira: l’enorme distesa di sabbia dorata lambita dalle gelide acque dell’Oceano Atlantico

vero… ma giuro che una cosa è leggerlo e un’altra è provarlo sulla propria pelle! (o sui propri capelli!).

Il vento è così potente che questo caratteristico villaggio di pescatori è cresciuto fino a diventare un vero e proprio paradiso per i surfisti, che giungono a frotte per cavalcare le onde dell’oceano atlantico che qui lambiscono una bellissima e grandissima spiaggia di sabbia fine e dorata, e che durante la nostra passeggiata mi ha fatto ricordare con malinconia quanto fosse bello il Poetto (il lungo litorale cagliaritano) prima che avvenisse il ripascimento (sigh).

C’è da dire però che a differenza del mare sardo, quello di Essaouira è più da guardare che da toccare, freddo e agitato com’è.

Quindi non immaginatevi certo che la sua sia una spiaggia in cui poter prendere il sole e dedicarsi all’abbronzatura!

Essaouira venne fondata secondo la tradizione da mercanti cartaginesi in un luogo abitato da popolazioni berbere, ha alle spalle sia una dominazione romana che araba,

Magico Marocco

Essaouira: punti di vista speciali

(VII° secolo) e venne poi scoperta dai marinai portoghesi, che la ribattezzarono Mogador e contribuirono alla sua ripresa.

Alla fine del 1700 il sultano Muhammad III del Marocco decise di fare di Essaouira una base navale fortificata e in 3 anni, grazie ad un architetto militare francese, venne ridisegnata talmente bene che da lì prese l’attuale nome (Essaouira vuol dire “la ben disegnata”).

Fino ai primi del ‘900 fu prospera grazie anche alla comunità ebraica che la abitava e che era anche molto più numerosa di quella musulmana,poi, con l’inizio del Protettorato francese e lo sviluppo di altri porti iniziò un nuovo declino.

Solo negli anni ’60, grazie alle comunità hippy che ne fecero un luogo di riunione, riprese la sua vivacità e ospitò artisti del calibro di Orson Welles (che girò qui alcune scene del film Otello), Jimi Hendrix, Frank Zappa, Bob Marley, Sting.

Jimi Hendrix fu attratto da Essaouira e dalla ghnawa, musica introdotta in Marocco dagli schiavi neri e qui, ogni anno nel mese di giugno, ha luogo il Festival di musica gnawa.

Per questo Essaouira è considerata la Woodstock africana.

E’ una città piccola e facilmente visitabile in un giorno (se si è da soli) o in un paio se si è con bambini al seguito, tuttavia consiglio vivamente di soggiornare in una qualche struttura fuori dalle mura e di non fare come abbiamo fatto noi, che per assaporare l’esperienza del nostro primo Riad (che comunque si è rivelato essere un’ottima struttura) ci siamo ritrovati catapultati all’improvviso nella vita all’interno della sua Medina (il centro storico) -che tra l’altro è stata inclusa nella lista dei patrimoni dell’Umanità stilata dall’Unesco-.

Vita che, seppur tipica e caratteristica, abbiamo scoperto non fare decisamente al caso nostro, amanti come siamo della tranquillità, del relax e di certe comodità che molto spesso diamo per scontate ma che in realtà non lo sono per niente (perlomeno non in certi Paesi).

Un esempio tra tutti è la colazione: abituati alla classica colazione continentale fornita dagli hotel (molto spesso a buffet) con conseguente libertà e varietà di scelta, i seppur gentilissimi proprietari del Riad ci hanno fatto trovare prodotti tipici che non hanno soddisfatto le nostre esigenze… vi lascio immaginare il conto alla rovescia per i pianti e le lamentele delle nostre figlie… quindi, soprattutto se avete bambini, lasciate perdere la Medina e riservatevela alle passeggiate giornaliere e allora sì che vi regalerà forti emozioni!

La mattina successiva al nostro arrivo ad Essaouira, l’aria è frizzante e tira sempre il solito vento, forse un po’ meno forte rispetto a ieri ma dato che il nostro abbigliamento è inadatto a difenderci da questa Bora marocchina, mio marito dà l’idea -che poi si rivelerà provvidenziale- di fermarci in uno dei tanti negozietti (di 2 metri per 2 metri) sparsi nella Medina, per acquistare delle felpe calde e comode e fornite di cappuccio (che ci hanno letteralmente salvato la vita).

Mentre provo la mia (che mi calza a pennello e che è identica a quella delle bambine) tento -in realtà con poco impegno- di convincere Luca ad acquistarne una anche

Magico Marocco

Le mitiche e caldissime felpe rosa che ci hanno salvato dalla Bora essaouirese!

lui (magari non rosa!) ma non resto delusa dal suo no; in fondo non mi aspetto altra risposta perchè lo conosco bene, affezionato com’è alle sue camicie e così poco avvezzo a vestire sportivo (probabilmente retaggio del suo lavoro anche quando è in ferie).

Così, ormai protette e con tanto di pashmina al collo portata sapientemente da Cagliari (nonostante le previsione climatiche torride), ci avventuriamo fuori dalle Mura verso la Qasba, scoprendo finalmente la vera bellezza della città (un po’ nascosta il giorno prima), il vero “senso” di questa tappa che quasi tutti danno per obbligata quando ci si reca in Marocco.

La Qasba è la cittadella fortificata che difende il porto, acquistiamo il biglietto per pochi dirham e scopriamo una piattaforma circondata dalle mura merlate in cui è possibile vedere i cannoni spagnoli del 17esimo e del 18esimo secolo; interessante è anche il Museo Sidi Muhammad ben Abd Allah che espone vari reperti storici, tra cui ceramiche antiche, monete, gioielli, tappeti pertinenti alla storia di Essaouira.

Il panorama è bellissimo, di fronte a noi le Isole Porporine, chiamate così perchè un tempo vi estraevano la porpora, si stagliano pacifiche e battute dalle forti onde

Magico Marocco

In lontananza le Isole Porporine

dell’oceano.

Impossibile poi non fare un salto alla Skala de la Ville, il ventosissimo bastione affacciato sull’oceano nel quale i gabbiani sono forse lo spettacolo più grande, la fanno da padroni volando leggeri sopra le nostre teste, planando dolcemente e lasciandosi trasportare dalle correnti che evidentemente abbondano in questo tratto di cielo; osservare i loro giochi a così breve distanza al punto di riuscire a sfiorarli mi regala momenti di serenità e una sensazione di libertà che non dimenticherò mai e che poche volte nella vita ho provato.

Magico Marocco

Interminabili giochi di gabbiani nei cieli sopra di noi

In lontananza i centinaia di pescherecci ormeggiati l’uno accanto all’altro dipingono di un blu intenso quello che oramai assomiglia molto più ad un quadro che ad una cittadina vera e propria.

La vista da quell’angolazione è a dir poco stupefacente e in un solo colpo d’occhio Essaouira viene rinchiusa dentro le Mura, e le Mura adagiate sull’oceano.

Magico Marocco

La straordinaria vista che si può ammirare dalla Skala de La Ville


Le strette e anguste viuzze della sua Medina che il giorno prima ci hanno lasciato un po’ perplessi, a volte un po’ buie e sporche, vengono dimenticate come per magia;

La strana sensazione di essere perennemente osservata e quella di appartenere ad un mondo lontano anni luce da quello musulmano lentamente mi abbandonano, lasciandomi stordita e avvolta dalle folate di vento sopra la torre.

Lì sta la vera essenza di questa gita fuori porta che ci ha portato così lontani dalla nostra tappa iniziale, Marrakech, e solo ora lo capisco.Magico Marocco

Essaouira la Bianca e Marrakech la Rossa. Il contrasto per antonomasia.

Il fresco del vento, del bianco e del blu e la tranquillità della sua Medina da una parte caratterizzano la prima (completamente priva tra l’altro dello sfrecciare assordante dei motorini che infestano invece il centro storico di Marrakech), mentre il caldo, l’agitazione e la sensazione di tenere costantemente il piede calcato sull’acceleratore per ogni cosa, caratterizza la seconda.

Quale preferire, mi chiedo, seduta qui sulla mia scrivania, mentre rifletto su questo meraviglioso viaggio che mi ha letteralmente aperto la mente e il cuore?

I pensieri si avvicendano dentro la mia testa e mi portano a capire che Marrakech rispecchia decisamente di più ciò che mi aspettavo di trovare in questo Paese del Nord Africa e che tra le due è quella che preferisco, per tutto ciò che può offrire sia materialmente che spiritualmente.

SU MARRAKECH, I SUOI SOUK, L’HENNA, IL TEA ALLA MENTA & LA TAJINE… E TANTE ALTRE MERAVIGLIE IN ORDINE SPARSO

Ripenso alla mia stupenda prima settimana là (perchè a differenza di Essaouira, Marrakech merita sicuramente qualche giorno di visita in più), all’henna a mani e piedi fatto

Magico Marocco

Henna in piazza Jema-El-Fna

assieme alle mie bimbe, ai giorni scanditi dalle visite ai coloratissimi e caratteristici Souk che da P.zza Jema-El-Fna si aprono disordinati, chiassosi e terribilmente caratteristici e che sembrano quasi giocare a far perdere la bussola ai turisti che si avventurano nell’intricato dedalo di viuzze strette e a volte soffocanti.

Il Souk che mi è piaciuto di più in assoluto è stato quello delle spezie, nel quale sono arrivata come si arriva in qualsiasi parte della Medina, un po’ per caso quindi, gironzolando nel quartiere ebraico (veramente bellissimo), nel quale ho scoperto l’esistenza dei cristalli di Eucalipto, che per il loro fortissimo effetto balsamico vengono utilizzati per curare il raffreddore e il mal di gola.

Il giovane berbero, proprietario della bottega erboristica (nella quale le mie figlie entusiaste hanno odorato e toccato un po’ di tutto) ha fatto sciogliere un minuscolo frammento di cristallo dentro ad una tazza di tea alla menta tipico marocchino e mi ha chiesto di assaggiarlo.

Magico Marocco

Al Souk dei tintori i colori la fanno da padroni!

E’ bastato un solo sorso! Gli effluvi dell’eucalipto erano talmente intensi da farmi tossire e immediatamente ho capito che

Magico Marocco

Una sosta nella bottega erboristica

utilizzo avrei potuto fare di un prodotto del genere… nella mia testa scorreva già l’immagine di una gelida giornata d’inverno, delle mie bimbe malate e di due tazze di latte fumante aromatizzate ai cristalli! Così, convinta dal venditore ho deciso di acquistarne un po’ in vista della stagione fredda, e staremo a vedere come andrà.

Sarà che adoro le spezie perchè il loro profumo esalta i miei sensi (il tableau de mariage del mio matrimonio le ha viste infatti protagoniste), sarà che passeggiando per questo Souk ho trovato molta più tranquillità rispetto al Souk dei mercanti (un po’ troppo caotico per i miei gusti) e a quello dei tintori, sarà che proseguendo nella mia passeggiata ho stretto amicizia con un signore molto

Souk delle spezie

Souk delle spezie

simpatico che mi ha accolto nella sua negozietto e che ha condiviso con me e con la mia famiglia il suo antico sapere sull’utilizzo di qualsiasi tipo di spezia esistente sulla faccia della terra… fattostà che quel giorno non lo dimenticherò mai, ed è guarda caso lo stesso in cui ho visitato anche un capolavoro dell’architettura tradizionale marocchina: Il Palais de Bahia, che si trova nella

Magico Marocco

La terrazza interna del Palais de Bahia riccamente decorata con coloratissimi e splendidi mosaici

zona settentrionale della Mellah, è composto da circa 160 stanze e prende il nome dalla moglie preferita del sultano, che significa “brillante”.

I mosaici che si trovano al suo interno sono magnifici e il giardino dà la possibilità di riposarsi e rilassarsi e, se si ha la fortuna di visitarlo in un orario fuori dalle rotte altamente turistiche (vedi nugoli di giapponesi che scattano foto in ogni dove), proprio com’è successo a noi che siamo andati all’ora di pranzo, allora si avrà la possibilità di gustare ancora di più la sua bellezza e l’armonia che lo circonda in ogni sua parte.

Merita poi almeno due righe il racconto del formidabile pranzo che abbiamo avuto la fortuna di gustare là vicino, presso il ristorante “Les jardin de la Medina”, il cui nome e indirizzo mi ero appuntata prima di partire, in quanto viene recensito come uno dei migliori ristoranti di tutta Marrakech.

Questo posto incantevole fa parte di un Riad di lusso che sorge in una via del quartiere ebraico e vedendolo semplicemente dall’esterno non gli avrei dato, come si suol

Magico Marocco

Scenografiche e fastose decorazioni si stagliano sui soffitti del Palais de Bahia

dire, due lire.

Circondato da alte mura e protetto da un imponente portone, racchiude al suo interno un’eleganza fuori dal tempo; suoniamo, il portone si apre e già dal primo istante ci accorgiamo del silenzio e della pace che lì regnano indisturbati, nettamente in contrasto col rumore dei motorini che abbiamo lasciato fuori.

Il maitre ci rassicura sul fatto che sia possibile pranzare nonostante l’ora tarda (sono le 15.15 del pomeriggio) e ci accompagna verso l’area esterna arricchita da un bellissimo giardino, nel quale vivono placidamente diverse tartarughe e decine di uccellini, gli unici in grado di rompere con il loro dolce cinguettio la quiete che ci circonda.

Nonostante un paio di altri tavoli siano occupati (quasi certamente dai clienti del riad)  non avverto la presenza di altri bambini e capisco subito, dopo aver notato la piscina alle mie spalle e la sua acqua limpida e calma, che quello è il classico posto nel quale avrei soggiornato assieme a mio marito se fossimo stati ancora una coppia di fidanzatini senza prole al seguito.

Il menù è ricco e non è difficile tradurre dal francese -per noi che l’abbiamo studiato a scuola e che per l’inglese ci affidiamo invece a Google Translate- i nomi delle prelibatezze che ci propongono, così decidiamo di provare un po’ di tutto tra antipasti, primi, secondi e dolci e questo pranzo resterà nella mia memoria per sempre.

La tajine di pollo (che ho scoperto adorare) arriva fumante, l’intingolo che la sovrasta è superbo, di una bontà unica che ancora adesso ripensandoci mi torna l’acquolina in bocca.

I secondi sono da urlo ma ciò che più mi colpisce sono i dolci: la pasta di mandorle la fa da padrona, la presentazione è perfetta e per un attimo mi sento un giudice di Master Chef pronto a dare il suo voto su questo pranzo divino, voto che sarà inevitabilmente un 9 (e non un 10 solo per un fattore soggettivo legato alla cannella usata nei piatti di carne, che dopo un po’ mi nausea; ma la cucina marocchina è inevitabilmente questa, non posso nè lamentarmi nè scendere sotto un bel 9).

Usciamo dal ristorante soddisfatti anche se io ho qualche senso di colpa, visto che da quando sono partita i chili in più abbondano…

Tirando le somme, questa avventura marocchina ha avuto anche tanti momenti di gioia e di divertimento, di giochi fatti con le mie figlie, di cocktail sorseggiati a bordo piscina (che anche di quello è fatta una vacanza) e inevitabilmente ora mi assale un magone di nostalgia.

Le cose che mi sono piaciute di Marrakech sono proprio tante che citarle tutte è quasi d’obbligo:

 

Magico Marocco

Giardini Majorelle

-I Giardini Majorelle costituiscono un vero e proprio Eden all’interno della città rossa.

Magico Marocco

Avete presente i miraggi nel deserto? Le illusioni ottiche che convincono i poveretti dispersi in mezzo alle dune, di aver visto un’oasi?Magico Marocco

Ecco, immaginateveli così questi giardini, solo che pur sembrando un miraggio essi sono reali e costituiscono il risultato ottenuto dall’artista francese Jacques Majorelle dopo il suo trasferimento nel 1919 a Marrakech, quando acquistò un terreno per trasformarlo in una lussureggiante oasi cittadina.

Egli cercava un posto in cui trovare ispirazione per le sue opere, isolarsi dal mondo e dipingere in tranquillità, un rifugio lontano dal caos cittadino,  un posto in cui Magico Maroccoraccogliere pian piano varie specie di piante e far convivere natura e arte islamica (non è un caso che il parco sia cinto da mura e con l’acqua al centro, come vogliono le prescrizioni del Corano per il Giardino Islamico).

Le Mura vennero dipinte di una particolare gradazione di blu che da lì prese il nome di “Blu Majorelle”, tinta che regala una piacevolissima sensazione di relax mentre si passeggia tra costruzioni in stile moresco, ammirando i fiori di loto sparsi qua e là e le piante provenienti da 5 continenti.

Dopo che Jacques Majorelle morì, questo paradiso venne abbandonato fino a tornare a risplendere nel 1980, grazie ad Yves Saint Laurent che lo acquistò traendone ispirazione per i suoi abiti e nel quale decise di farsi seppellire.

Nei vostri giri per la città, che vi consiglio di fare utilizzando anche i taxi (costano talmente poco che ne vale la pena, anche se è necessario come al solito mercanteggiare sul prezzo), non perdetevi il Minareto della Koutoubia che dall’alto dei suoi 69 mt d’altezza domina la città ed è il più antico degli unici 3 minareti almohadi rimasti al mondo.

La moschea può ospitare fino a 25 mila persone e purtroppo e visitabile solo se si è musulmani; tutto attorno si trova un magnifico, lussureggiante e curatissimo

Magico Marocco

Lo splendido Minareto della Koutoubia

giardino nel quale dedicare almeno 2 minuti alla foto di rito con gli immancabili marocchini vestiti con coloratissimi e tipici abiti locali.

 Magico marocco

La Madrasa di Ben Youssef, (un po’ difficile da trovare ma la sua bellezza è valsa la pena della sudata fatta per arrivarci) è l’ex scuola coranica di architettura arabo-andalusa più grande di tutto il Marocco.

Il suo nucleo è dato dallo splendido cortile nel mezzo del quale c’è un grande bacino rettangolare che serviva per le Abluzioni.

Tutte le pareti sono adornate da una ricchissima decorazione a stucco e le sculture non contengono come richiesto dall’Islam, figure umane o zoomorfe ma consistono interamente in iscrizioni e motivi geometrici o floreali.

Camminando intorno al chiostro, sono entrata in un paio delle 132 celle dormitorie che erano destinate agli studenti non residenti a Marrakech, disposte su due piani

Magico Marocco

La Madrasa o Medersa di Ben Youssef

e aperte su piccoli cortili interni balconati e ho subito pensato alla totale assenza di divertimento e all’austerità del loro stile di vita; i ragazzini di oggi non resisterebbero un solo giorno!

Magico Marocco

Osservando il panorama da una delle 132 celle dormitorie

Magico Marocco

La Madrasa ci ha lasciato anche il ricordo di un ottimo pranzo gustato in un ristorante lì vicino.

Magico Marocco

Eccomi là, alla Terrasse La Medersa, finalmente seduta dopo ore di visite, stanca ma felice! Alla mia destra nella foto spunta il braccino di una delle mie bimbe (che per ragioni di privacy preferisco non mostrare in viso) mentre alla mia sinistra si può notare Signor Coniglio, un peluche che mi fu regalato al mercato di Valencia durante il primo viaggio di Beatrice -la piccolina di casa, sua padroncina ufficiale-, che all’epoca aveva 4 mesi. Di quello stand del mercato ricordo tutine, pagliaccetti e cappottini splendidi dalle tonalità pastello, realizzati in lana merinos e completamente hand made. Probabilmente mi lasciai prendere la mano 😉 così per ringraziarci ci regalarono Coniglio! Lo dico sempre che fare shopping è una cosa positiva 🙂 Anche Signor Coniglio ormai fa parte della famiglia e può dire di avere viaggiato parecchio per essere così giovane!

Tratto dai miei #stralcidiraccontidiviaggio :

“Domenica 5 giugno 2016, Marrakech, ore 13,30, temperatura percepita di 43 gradi centigradi.

Appena usciti dalla Medersa di Ben Youssef nel quartiere Mouassine, ci accorgiamo che trovare un taxi per tornare in albergo è impossibile; perciò apro la lista di ristoranti meritevoli che ho stilato con tanta cura prima di partire, affidandomi alle recensioni di #tripadvisor (e per i quali ho fatto il faticoso lavoro di creare una legenda sulla cartina segnalandoli uno per uno, un po’ noioso… ma l’organizzazione pre-viaggio è tutto con 2 bimbe piccole).
E così eccoci alla #terrasselamedersa.
Qui, su una bellissima terrazza rinfrescata da continue vaporizzazioni di acqua fredda e con una splendida vista su un minareto, una vera e propria oasi di tranquillità nel caos del Souk circostante, mi aspetta un’ottima Tajine vegetariana accompagnata dal tradizionale tea alla menta… e nel frattempo il muezzin chiama alla preghiera.
Il Ramadan sarebbe iniziato 2 giorni dopo…”

Magico Marocco
Che ricordi!

La cammellata, che le guide di solito organizzano nella zona della Palmeraie, attrazione turistica ma pur sempre divertente ed emozionante (soprattutto per chiMagico Marocco viaggia con bambini).

– Le famose Cascate d’Ouzoud (che in lingua berbera significa cascate dei mulini) che sono le più alte del Nord Africa (3 salti d’acqua di cui il più alto di 110 mt) e si trovano a 1060 metri sul livello del mare, nella catena montuosa del Medio Atlante, a circa 150 km a nord-est di Marrakech.

Si capisce la straordinarietà di questo posto se ci si sofferma un attimo a pensare che ci troviamo vicinissimi alle porte del Sahara!

Lungo il sentiero che porta giù fino alle cascate sono presenti dei mercatini di artigianato locale e diversi ristoranti nei quali si può pranzare discretamente ( con pochissimi dirham) di fronte ad una vista spettacolare. Altro che tv!

 

 

Magico Marocco

Le cascate di Ouzoud, le più alte del Nord Africa, possono essere ammirate da molto vicino grazie ad imbarcazioni simili a grandi zattere fai da te (ma comunque molto sicure), che vengono messe a disposizione dei turisti per una manciata di dirham. E’ possibile condividerle con altre persone o anche noleggiarne una intera (con barcaiolo a bordo) per avere un po’ più di privacy, proprio come abbiamo fatto noi, per l’equivalente di circa 10 euro.

 

 

 

 

Magico Marocco

Un simpatico macaco che vive nel boschetto vicino alle cascate di Ouzoud

 

 

Magico Marocco

Magico Marocco

I macachi marocchini adorano le arachidi!

Magico Marocco

Il mio incontro ravvicinato con uno dei macachi di Ouzoud

Ma sicuramente l’emozione più forte di tutte potrete provarla trascorrendo una notte nel deserto, esperienza unica da fare almeno una volta nella vita.

Ecco un piccolo assaggio dai miei #stralcidiraccontidiviaggio:

 

Magico Marocco

Merzouga desert

“(…) Mi destai lentamente dal torpore, accorgendomi di essere rimasta ferma lì per diverso tempo. Volutamente sola, con la sensazione di essere fuori dal mondo, le mani incollate a quella sabbia che pareva oro fuso, ancora calda e così morbida al tatto. Un indescrivibile tramonto africano, immortalato con la mia inseparabile reflex, era riuscito ad emozionarmi visibilmente ma era ormai svanito nel lontano orizzonte; l’oscurità iniziava lentamente a lambire il deserto, il bivacco e le tende dei beduini poste dietro l’enorme duna alle mie spalle, mia unica compagna di avventura per almeno una mezz’ora buona.
Potevo abbracciare il Sahara con lo sguardo… o forse il Sahara stava abbracciando me.
Potevo sentirne lo struggente e potente richiamo e il profumo pieno di fascino selvaggio che mi aveva rapito fin dal primo istante.
Adesso iniziavo a capire che cosa fosse quel “Mal d’Africa” di cui avevo tanto sentito parlare.
Quel posto era magia pura.
“Noi uomini siamo veramente fortunati, il mondo è una meraviglia”, dissi tra me e me.
Mi alzai.
Quell’attimo di stupefacente pace e bellezza era ormai finito e io ero consapevole di dover tornare alla realtà.
I miei piedi affondavano sulla sabbia ad ogni passo.
“Ho il deserto dentro le scarpe” pensai sorridendo e corsi giù lungo la grande duna che mi separava dai miei cari e dall’accampamento berbero allestito per la nostra prima notte a Merzouga (…)”.

 Il mio racconto è finito ed io vi saluto con la speranza che vi sia piaciuto e che possiate apprezzare ancora di più i prossimi che verranno.

 Vi ricordo inoltre che potete seguire me e i miei viaggi non solo su questo Blog ma anche sul mio profilo Instagram https://www.instagram.com/laura_lost_in_wanderlust/

A presto!

 

 

 

 

Lascia un commento